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Atrofia Mascellare Soluzione Calvaria

ATROFIE SOLUZIONI STRAORDINARIE

Cliccando sopra sul link, verrai inviato nella pagina dedicata alle nostre tecniche chirurgiche straordinarie, per ottenere soluzioni fisse a gravi e gravissime Atrofie mascellari

Sotto sono riportate alcune tecniche di prelevamento d’osso autologo ed innestamento per aumentare la massa utile, per il posizionamento degli impianti dentali in pazienti atrofici.

CALVARIA:

La calvaria o teca cranica, formata da un osso membranoso molto corticalizzato, si è dimostrata, in particolare negli ultimi anni, una sede donatrice molto adatta alle ricostruzioni complesse dei mascellari a scopo implantologico, grazie alla facilità del prelievo e alla qualità dell’osso, poco esposto nel tempo alla contrazione dimensionale dovuta al riassorbimento.
L’area di prelievo più utilizzata è costituita dall’osso parietale.

La cute e il sottocute non presentano particolarità di rilievo, L’incisione di accesso alla calvaria deve pertanto tenere presente il decorso del tronco principale dell’arteria al fine di evitarne la sezione.
Per evitare il tronco principale dell’arteria, può essere adottata un’incisione emicoronale

In alternativa può essere adottata un’incisione paramediana che decorre parallelamente e lateralmente alla sutura sagittale, estesa dalla sutura coronale verso quella parieto-occipitale

Un’altra struttura “a rischio” è rappresentata dal seno sagittale superiore, che decorre al di sotto della sutura sagittale, in uno sdoppiamento della dura madre.
Se lesa, può provocare una gravissima emorragia, che può penare anche all’exitus.

A-B. Rappresentazione schematica dei vari piani del cranio in regione temporopanetate

Sezione

  1. Diploe.
  2. Teca cranica esterna;
  3. Pericranio,
  4. Arteria temporale profonda;
  5. Vena temporale profonda.
  6. Muscolo temporale;
  7. Fascia temporale
  8. Tessuto lasso interfacciale,
  9. Fascia temporoparietale;
  10. Sottocute;
  11. Cute;
  12. Teca cranica interna;
  13. Arteria e vena temporale superficiale.
  14. Arteria e vena temperate media

Sezione

  1. Nervo auricolotemporale,
  2. Arteria temporale superficiale.
  3. Vena temporale superficiale
  4. Tronco principale del nervo faciale;
  5. Rami del nervo faciale

Sezione

  1. Rami dell’arteria temporale superficiale

D. Dissezione su cadavere della regione temporoparietale
E. Incisione emicoronale di cute e sottocute dove compaiono rami secondari dell’arteria temporale superficiale
F-G. Dissezione al di sopra del pericranio: si possono apprezzare gli strati cutaneo, sottocutaneo e della galea capitis, e del pencranio

Sezione

  1. Arteria temperate superficiale

H. Divaricazione della galea e del pericranio: compaiono il muscolo tem­porale, la teca cranica parietale e l’arteria temporale superficiale.

I. Preparato anatomico che mostra il decorso dell’arteria temporale superficiale e dei suoi rami. (Preparato del prof H. Traxler, Istituto di Anatomia Umana. Università di Vienna)

Sezione

  1. Sutura coronale;
  2. Sutura sagittale

L-M. Visione della regione parietale dopo scollamento del pericranio sono apprezzabili le suture sagittale e frontoparietale (o coronale).

Sezione

N-P. Scollamento del muscolo temporale ed evidenziazione della sua superficie profonda, vascolarizzata dalle arterie temporali profonde
Q. Piano osseo della calvaria nelle regioni temporale, parietale e frontale con relative suture.

Sezione

1) dura madre;
2) calvaria;
3) lembo a tutto spessore del cuoio capelluto,
4) diploe cranica,
5) falce cerebrale;
6) seno sagittale;
7) encefalo

Figura della calvaria in sezione:
R,T. sono visibili i due strati corticali esterno e interno con l‘interposizio-ne della diploe, sulla superficie interna sono visibili le impronte dei vasi epidurali (T)
U-V. La rimozione della dura madre mette m evidenza l’encefalo e, lungo la sutura sagittale, il seno venoso sagittale e la falce cerebrale

Sezione

A. Dissezione su cadavere con tecnica di
prelievo di calvaria dalla regione parietale
B. Incisione di cute, sottocute e galea con accesso emicoronale; sono chiaramente visibili rami dell’arteria temporale superficiale.
C. Incisione e scollamento del pericranio con esposizione del piano osseo

Sezione

  1. Diploe.
  2. Teca esterna.
  3. Dura madre,
  4. Encefalo,
  5. Vasi diploici,
  6. Seno sagittale,
  7. Teca interna

D-E. Tracciato osteotomico limitato alla corticale esterna e distacco del segmento mediante scalpello.
F. Quando possibile è sempre prudente non rimuovere la corticale interna.
G. Rappresentazione schematica dei diversi piani del cranio che mette in evidenza come nel contesto della diploe siano contenuti numerosi vasi.

Sezione

  1. Encefalo,
  2. Dura madre;
  3. Diploe;
  4. Seno sagittale;
  5. Falce celebrale

H-l. il prelievo a tutto spessore espone al rischio di lesioni della dura madre e dell’encefalo.
L. Rappresentazione schematica del decorso del seno venoso sagittale; la sutura sagittale deve essere assolutamente evitata durante il prelievo per il rischio di gravissime emorragie
M. Dissezione anatomica del seno sagittale e della falce cerebrale

Sezione

O-Q. Simulazione su cadavere di prelievo errato lungo la sutura sagittale con apertura del seno sagittale.

  1. Seno sagittale

Casi clinici Paziente grave atrofia mascellare trattato con innesto calvaria

Nella figura viene presentato un caso clinico esemplificativo di intervento eseguito a livello della calvaria.

Caso clinico.
A-D. Atrofia del mascellare superiore sinistro edentulo che non può essere trattata con impianti a causa della scarsità di osso disponibile e della pneumatizzazione del seno. La tomografia computerizzata evidenzia infatti un riassorbimento sia verticale che orizzontale dell’osso alveolare

E. Tomografia del cranio per valutare la quantità di osso disponibile per un prelievo dì calaria parietale
M. Incisione emicoronale e prelievo di tre segmenti dal parietale di destra (solo teca esterna).
L. Sutura dell’accesso chirurgico mediante graffette chirurgiche.

M. Esposizione del mascellare sinistro da ricostruire mediante ampio lembo a tutto spessore; la divaricazione consente la protezione delle strutture anatomiche a rischio (nervo infraorbitario, apertura piriforme, bolla adiposa).
N. Ricostruzione del mascellare mediante elevazione del seno mascellare associata a innesti di apposizione verticali e orizzontali.
O. Sutura.
P. Controllo radiografico postoperatorio.

Q-S. Dopo 6 mesi vengono inseriti cinque impianti nel mascellare ricostruito
T-U. Risultato protesto finale (Riabilitazione protesica: don. E. Tortora, Milano)